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	<title>Commenti a: Come in un fumetto. A misura di politico</title>
	<link>http://intersettiva.it/2010/01/25/come-in-un-fumetto-a-misura-di-politico/</link>
	<description>Legno, lava, lavagna, livore e Lavoisier. E non dite di non sapere il perché. Voltandosi ha intravisto il motivo. "Odore di specchio" pensò... ________________________________________________________ Il tuo semi-quotidiano di Alta Dietrologia Applicata</description>
	<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 23:36:19 +0000</pubDate>
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		<title>Di: Lyndon</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/01/25/come-in-un-fumetto-a-misura-di-politico/#comment-430</link>
		<dc:creator>Lyndon</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 21:20:56 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho letto "Mater morbi", non sono un fan di Dylan Dog e in ossequio ai principi empiristi del mio caro e vecchio amico Longfellow non mi pronuncerò per ora sul galeotto albo a fumetti. Qualche riflessione però la faccio su alcune affermazioni della Roccella che potete trovare qui: http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_25/dylan_dog_roccella_sottosegretario_43392f70-09c2-11df-bcb3-00144f02aabe.shtml
"solo la salute garantisce la nostra qualità umana, e forse la nostra dignità di persona". Inorridisce la Roccella al solo pensiero di questa affermazione, zelante e pia qual'è. Se tale fosse stato il tono del "grande Dylan" allora la Roccella non avrebbe potuto ritrattare e rimangiarsi ciò che invece, prima di leggere il fumetto, ha detto alla stampa.
Al contrario del vigile Sottosegretario, credo che la salute sia la garanzia delle nostra dignità umana nella misura in cui è necessaria per la corretta funzione del nostro corpo e della nostra mente, fondamentale condizione perché il diritto di scegliere liberamente il proprio destino sia di fatto accessibile a ognuno di noi. Quindi potremmo dire che in tutti quegli stati di salute in cui non possiamo riconoscere i termini di una scelta e quindi non possiamo scegliere perdiamo la dignità di esseri umani. In tali casi ci riduciamo a macchine che simulano l'umanità, in completa balia delle scelte altrui. Scelte che di fatto prevaricano il libero arbitrio e la libertà di coscienza degli sventurati malati. Diventiamo macchine, automi, legati alla necessità naturale in cui l'unica differenza fra vivere e morire è una differenza biochimica e null'altro. In casi del genere l'unica cosa di umano che rimane è la presunzione dei familiari o di tutti coloro che si ergono a giudici, vedendo nella libertà pienamente accettata in tutte le sue conseguenze e responsabilità una paura atavica.
La Roccella deve essere affetta da tale paura, deve essere terrorizzata dal doversi sobarcare interamente il peso delle proprie scelte. Per questo motivo crede che si possa essere umani anche lasciando che qualcuno o qualcosa d'altro scelga al nostro posto. La Roccella è talmente terrorizzata che fa della malattia un inevitabile e ineluttabile 'dono' del destino contro il quale nulla gli uomini possono fare, se non affidarsi alle amorevole cure del serivio santario della Repubblica. Si consola la Roccella con una rozza accettazione dell'esser nati per soffrire e con un a-dio-piacendo non può far altro che sperare.
Vende speranze la Roccella. Spera che si migliori il rapporto fra medico e paziente, spera che noi si accolga quieti il limite dato da una saggia e paternalistica mano divina, spera forse di non trovarsi mai attaccata a un respiratore.
Illuse speranze di un cuore vigliacco che non sa cosa vuol dire essere umano e si incaponisce - testarda! -  perché tutti noi possiamo condividere tale sua triste ignoranza.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho letto &#8220;Mater morbi&#8221;, non sono un fan di Dylan Dog e in ossequio ai principi empiristi del mio caro e vecchio amico Longfellow non mi pronuncerò per ora sul galeotto albo a fumetti. Qualche riflessione però la faccio su alcune affermazioni della Roccella che potete trovare qui: <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_25/dylan_dog_roccella_sottosegretario_43392f70-09c2-11df-bcb3-00144f02aabe.shtml" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/www.corriere.it');">http://www.corriere.it/cronache/10_gennaio_25/dylan_dog_roccella_sottosegretario_43392f70-09c2-11df-bcb3-00144f02aabe.shtml</a><br />
&#8220;solo la salute garantisce la nostra qualità umana, e forse la nostra dignità di persona&#8221;. Inorridisce la Roccella al solo pensiero di questa affermazione, zelante e pia qual&#8217;è. Se tale fosse stato il tono del &#8220;grande Dylan&#8221; allora la Roccella non avrebbe potuto ritrattare e rimangiarsi ciò che invece, prima di leggere il fumetto, ha detto alla stampa.<br />
Al contrario del vigile Sottosegretario, credo che la salute sia la garanzia delle nostra dignità umana nella misura in cui è necessaria per la corretta funzione del nostro corpo e della nostra mente, fondamentale condizione perché il diritto di scegliere liberamente il proprio destino sia di fatto accessibile a ognuno di noi. Quindi potremmo dire che in tutti quegli stati di salute in cui non possiamo riconoscere i termini di una scelta e quindi non possiamo scegliere perdiamo la dignità di esseri umani. In tali casi ci riduciamo a macchine che simulano l&#8217;umanità, in completa balia delle scelte altrui. Scelte che di fatto prevaricano il libero arbitrio e la libertà di coscienza degli sventurati malati. Diventiamo macchine, automi, legati alla necessità naturale in cui l&#8217;unica differenza fra vivere e morire è una differenza biochimica e null&#8217;altro. In casi del genere l&#8217;unica cosa di umano che rimane è la presunzione dei familiari o di tutti coloro che si ergono a giudici, vedendo nella libertà pienamente accettata in tutte le sue conseguenze e responsabilità una paura atavica.<br />
La Roccella deve essere affetta da tale paura, deve essere terrorizzata dal doversi sobarcare interamente il peso delle proprie scelte. Per questo motivo crede che si possa essere umani anche lasciando che qualcuno o qualcosa d&#8217;altro scelga al nostro posto. La Roccella è talmente terrorizzata che fa della malattia un inevitabile e ineluttabile &#8216;dono&#8217; del destino contro il quale nulla gli uomini possono fare, se non affidarsi alle amorevole cure del serivio santario della Repubblica. Si consola la Roccella con una rozza accettazione dell&#8217;esser nati per soffrire e con un a-dio-piacendo non può far altro che sperare.<br />
Vende speranze la Roccella. Spera che si migliori il rapporto fra medico e paziente, spera che noi si accolga quieti il limite dato da una saggia e paternalistica mano divina, spera forse di non trovarsi mai attaccata a un respiratore.<br />
Illuse speranze di un cuore vigliacco che non sa cosa vuol dire essere umano e si incaponisce - testarda! -  perché tutti noi possiamo condividere tale sua triste ignoranza.</p>
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		<title>Di: S.Patrizio</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/01/25/come-in-un-fumetto-a-misura-di-politico/#comment-428</link>
		<dc:creator>S.Patrizio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 16:35:48 +0000</pubDate>
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		<description>Carolina mon amour</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Carolina mon amour</p>
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