<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><!-- generator="wordpress/2.3.3" -->
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	>
<channel>
	<title>Commenti a: Il pubblico a casa non è stupido</title>
	<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/</link>
	<description>Legno, lava, lavagna, livore e Lavoisier. E non dite di non sapere il perché. Voltandosi ha intravisto il motivo. "Odore di specchio" pensò... ________________________________________________________ Il tuo semi-quotidiano di Alta Dietrologia Applicata</description>
	<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 23:21:54 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.3.3</generator>
		<item>
		<title>Di: S.Patrizio</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-864</link>
		<dc:creator>S.Patrizio</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 10:37:42 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-864</guid>
		<description>http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/02/09/le-kappa-inutilmente-compulsive-di-sarita-tommasi/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/02/09/le-kappa-inutilmente-compulsive-di-sarita-tommasi/" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it');">http://scanzi-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/02/09/le-kappa-inutilmente-compulsive-di-sarita-tommasi/</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Secondo voi, Alfonso sta davvero parlando del reality show? &#124; intersettiva.it</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-859</link>
		<dc:creator>Secondo voi, Alfonso sta davvero parlando del reality show? &#124; intersettiva.it</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 12:27:54 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-859</guid>
		<description>[...] qui la domanda di cui sopra. Di qui il mio orgoglio, magra consolazione, per questa interpretazione di qualche tempo [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] qui la domanda di cui sopra. Di qui il mio orgoglio, magra consolazione, per questa interpretazione di qualche tempo [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: asrvergljk</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-632</link>
		<dc:creator>asrvergljk</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 May 2010 01:03:16 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-632</guid>
		<description>&lt;a href="http://zoagsxtujnkeedm.com" rel="nofollow"&gt;smouskngfxjzuvr&lt;/a&gt; http://mgmwejzvypkxkhv.com [url=http://srcgluluxkavqnm.com]yygdlhbugpxcnzx[/url]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://zoagsxtujnkeedm.com" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/zoagsxtujnkeedm.com');">smouskngfxjzuvr</a> <a href="http://mgmwejzvypkxkhv.com" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/mgmwejzvypkxkhv.com');">http://mgmwejzvypkxkhv.com</a> [url=http://srcgluluxkavqnm.com]yygdlhbugpxcnzx[/url]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Elucubrazioni a buon mercato &#124; intersettiva.it</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-580</link>
		<dc:creator>Elucubrazioni a buon mercato &#124; intersettiva.it</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 23:35:15 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-580</guid>
		<description>[...] ad essere un’ovvia sconfitta di ogni coscienza civile, precluda ad un subdolo proseguimento ed inasprimento dell’indottrinamento elettorale per percorsi non convenzionali (o forse dovremmo dire ormai tradizionali, almeno qui da noi) ma molto [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] ad essere un’ovvia sconfitta di ogni coscienza civile, precluda ad un subdolo proseguimento ed inasprimento dell’indottrinamento elettorale per percorsi non convenzionali (o forse dovremmo dire ormai tradizionali, almeno qui da noi) ma molto [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-548</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 11:41:34 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-548</guid>
		<description>Siamo o non siamo dei profeti? E la cosa, se mai lo è stata (e parlo di titolari più illustri di questa definizione), non è certo motivo di vanto...

http://magazine.libero.it/speciali/isola-partenza-col-botto-naufraghi-ospedale-ventura-sp386/pg8.phtml</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo o non siamo dei profeti? E la cosa, se mai lo è stata (e parlo di titolari più illustri di questa definizione), non è certo motivo di vanto&#8230;</p>
<p><a href="http://magazine.libero.it/speciali/isola-partenza-col-botto-naufraghi-ospedale-ventura-sp386/pg8.phtml" rel="nofollow" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/magazine.libero.it');">http://magazine.libero.it/speciali/isola-partenza-col-botto-naufraghi-ospedale-ventura-sp386/pg8.phtml</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lyndon</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-547</link>
		<dc:creator>Lyndon</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 11:52:48 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-547</guid>
		<description>Gretto, meschino, bisognoso di vincere senza sacrificio, dolore o pena, il pubblico - non ha importanza che spettacolo ha di fronte - il Tg1 o il GF - è soprattutto incapace di riconoscersi come spettatore. Qualsiasi scorciatoia gli venga offerta per strapparsi dal culo la poltrona ed entrare da protagonista nella scatola in cui è rinchiuso il nostro focolare domestico è buona, a ogni costo. Il pubblico, mi pare, non voglia più essere pubblico, spettatore che giudica lo spettacolo che ne gode o ne soffre. Il pubblico rinuncia a immedesimarsi nello spettacolo, nei personaggi, nelle storie. Il pubblico vuole allargare il palco in platea e nelle gallerie. Di contro lo spettacolo rinuncia al palco e ne scende incontrando il pubblico e mischiandosi a esso.
Allora tutti vogliono essere ballerini, cantanti o qualsivoglia sorta d'artista. Tutti vogliono pubblicità, fama, gloria. Tutti vogliono il palco e nessuno vuole più purgare se stesso guardando uno spettacolo. Nessuno, di conseguenza, vuole più salire sul palco per rappresentare. Il raporto ormai non ha più nulla di linguistico o di simbolico. Lo spettacolo è vita e la vita è lo spettacolo.
Ciò ci vieta di raccontare storie e di ascoltare storie. E la verità, la realtà nel loro univoco rapporto con le cose, senza vaghezza alcuna, ci vietano di immaginare, perché ciò che vediamo sul palco, ciò che recitiamo sul palco non è niente altro che la vita nostra: una gabbia dove le cose sono come appaiono.
C'è chi ci guadagna in tutto questo, chi trae profitto politico da questa sovrapposizione fra pubblico e palco, fra rappresentazione della realtà e realtà. E di costoro non si può che avere il peggiore dei giudizi.
E pure il loro guadagnare è miope perché è alla fine un demolire. Demolire il tessuto sociale del nostro Paese per stringerne solo la polvere. Condannare tutti noi a non avere più immaginazione e ad accontentarci della vita come spettacolo reale. Condannarci a non sapere più quale differenza c'è fra spettacolo e realtà. A non godere dello spazio che c'è fra le cose per come sono e le cose per come le immaginiamo.
Mauro Marin recita una parte per giungere a dei soldi veri. Mauro Marin si ispira a pierino ma si comporta come il nostro Presidente del Consiglio. Mauro Marin è Mauro Marin e noi non potremo farci nulla, non potremo capirlo fino in fondo se continueremo ad andare a teatro pretendendo di sederci in platea e di calcare il palcoscenico in un tempo solo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gretto, meschino, bisognoso di vincere senza sacrificio, dolore o pena, il pubblico - non ha importanza che spettacolo ha di fronte - il Tg1 o il GF - è soprattutto incapace di riconoscersi come spettatore. Qualsiasi scorciatoia gli venga offerta per strapparsi dal culo la poltrona ed entrare da protagonista nella scatola in cui è rinchiuso il nostro focolare domestico è buona, a ogni costo. Il pubblico, mi pare, non voglia più essere pubblico, spettatore che giudica lo spettacolo che ne gode o ne soffre. Il pubblico rinuncia a immedesimarsi nello spettacolo, nei personaggi, nelle storie. Il pubblico vuole allargare il palco in platea e nelle gallerie. Di contro lo spettacolo rinuncia al palco e ne scende incontrando il pubblico e mischiandosi a esso.<br />
Allora tutti vogliono essere ballerini, cantanti o qualsivoglia sorta d&#8217;artista. Tutti vogliono pubblicità, fama, gloria. Tutti vogliono il palco e nessuno vuole più purgare se stesso guardando uno spettacolo. Nessuno, di conseguenza, vuole più salire sul palco per rappresentare. Il raporto ormai non ha più nulla di linguistico o di simbolico. Lo spettacolo è vita e la vita è lo spettacolo.<br />
Ciò ci vieta di raccontare storie e di ascoltare storie. E la verità, la realtà nel loro univoco rapporto con le cose, senza vaghezza alcuna, ci vietano di immaginare, perché ciò che vediamo sul palco, ciò che recitiamo sul palco non è niente altro che la vita nostra: una gabbia dove le cose sono come appaiono.<br />
C&#8217;è chi ci guadagna in tutto questo, chi trae profitto politico da questa sovrapposizione fra pubblico e palco, fra rappresentazione della realtà e realtà. E di costoro non si può che avere il peggiore dei giudizi.<br />
E pure il loro guadagnare è miope perché è alla fine un demolire. Demolire il tessuto sociale del nostro Paese per stringerne solo la polvere. Condannare tutti noi a non avere più immaginazione e ad accontentarci della vita come spettacolo reale. Condannarci a non sapere più quale differenza c&#8217;è fra spettacolo e realtà. A non godere dello spazio che c&#8217;è fra le cose per come sono e le cose per come le immaginiamo.<br />
Mauro Marin recita una parte per giungere a dei soldi veri. Mauro Marin si ispira a pierino ma si comporta come il nostro Presidente del Consiglio. Mauro Marin è Mauro Marin e noi non potremo farci nulla, non potremo capirlo fino in fondo se continueremo ad andare a teatro pretendendo di sederci in platea e di calcare il palcoscenico in un tempo solo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: S.Patrizio</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-545</link>
		<dc:creator>S.Patrizio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 20:58:33 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-545</guid>
		<description>Io mi lancerei anche in una breve e ristretta analisi delle pretese del pubblico, che più che domestico sembra addomesticato. 
Le prime trasmissioni condotte dalla De Filippi, ad esempio, facevano sorridere per gli interventi delle varie fruttarole, massaie e pescivendole (con tutto il rispetto per chi fa onestamente questi mestieri) presenti in studio, che con tono tra il matronale ed il mignottesco giudicavano i comportamenti di ragazzetti e fanciulle sotto l'evidente effetto di lampade e palestre. Il risultato finale doveva essere la negazione del luogo comune secondo cui la bellezza, o almeno la ricerca della stessa, obliterava il sentimento e l'intelligenza. Il risultato reale era l'opposto: gangbang televisive in cui i contendenti competevano a colpi di sopracciglia ad ali di gabbiano e mazzi di rose per conquistare il culo della bella di turno, e viceversa quando l'oggetto, in senso letterale, era un individuo di sesso maschile attorniato da aggressive pseudofighe in tiro. 
Se non ricordo male, come quando si votava per la DC, nessuno ammetteva di seguire questi programmi, adatti casomai a quindicenni pruriginosi. Pian piano è subentrata la curiosità, poi sempre di più, di più, finché al posto delle giudicanti urlatrici il pubblico di ogni età a casa ha preso il sopravvento ed è diventato finalmente arbitro. 
Per carità, nessuno invoca una gara tra beghine e nerd compunti. Il problema è un altro. E' che i talent show, i reality e tutto il carrozzone hanno  percorso sempre una strada identica e all'orizzonte c'è sempre stato un solo messaggio. Possono essere cambiati i soggetti, ma il "mors tua, vita mea", l'approfittare delle circostanze, la voglia di mettere a nudo qualsiasi particolare, anche il più infelice e luttuoso, della propria vita hanno assunto il ruolo di regole del successo. 
E il pubblico a casa, che prima fingeva disinteresse e aveva l'aria sorniona di chi certe scene non le vivrebbe manco morto, è uscito allo scoperto: identificandosi, lottando, votando, spingendo quel tasto per affermarsi. E' la riscossa del popolino, la dittatura del proletariato che a suo modo ha conquistato il potere e crede di essere rappresentato degnamente da chi è "come me", perché mi stanno dando un'occasione da sfruttare. E va da sé che, se ce la fanno loro che sono come me, lo posso fare anche io. Se avrò fortuna invece di mettermi a studiare recitazione e fare provini nelle accademie, l'anno prossimo sarò lì, in tv, davanti a tutti, a combattere per la mia squadra, bianca o blu, verde o gialla, rossa o nera. Se mi dirà proprio bene vincerò San Remo, perché io sono come coloro che mi faranno re e conosco le corde da toccare. Se poi non avrò voglia di fare una sega e di rimboccarmi le maniche, potrò sempre fare un provino in qualche reality, anche se mi porranno domande colte su L'ondra e il tallone da killer. L'importante è battere gli altri, primeggiare: vincere. Perché in questo mondo se non vinci chi sei? Se non batti il prossimo, se non lo sputtani un po', se non lo freghi, se non trionfi tra le lacrime dopo qualche voltafaccia, che vita di merda fai? 
Tutto è pubblico, il privato è un'arma che può essere usata come ricatto, come propaganda, come pubblicità. Sono finiti i tempi in cui ognuno aveva i suoi valori e se li teneva stretti, in uno stupido contegno, con uno stupido pudore, tramite una stupida dignità. Chi se ne frega, a me importa esserci e per esserci devo spogliarmi, in ogni senso, di fronte a tutti. Bene o male purché se ne parli, tanto per citare qualche aforisma alla portata di chiunque. L'importante è guardarmi gli affari miei al momento giusto. Al centro ci sono IO, ormai funziona così, ho imparato la lezione e se mi guardo intorno non posso che essere d'accordo: chi arriva dopo perde, nelle gare come nel quotidiano. Chi arriva dopo sparisce, chi arriva prima ha ragione nonostante i mezzi che adopera.
Un intero sistema è pronto a darmi ragione, a piangere le mie disgrazie, a battermi le mani, a voler stare al posto mio. Noi siamo la nuova razza.
Scommettiamo? Tanto vinco io.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Io mi lancerei anche in una breve e ristretta analisi delle pretese del pubblico, che più che domestico sembra addomesticato.<br />
Le prime trasmissioni condotte dalla De Filippi, ad esempio, facevano sorridere per gli interventi delle varie fruttarole, massaie e pescivendole (con tutto il rispetto per chi fa onestamente questi mestieri) presenti in studio, che con tono tra il matronale ed il mignottesco giudicavano i comportamenti di ragazzetti e fanciulle sotto l&#8217;evidente effetto di lampade e palestre. Il risultato finale doveva essere la negazione del luogo comune secondo cui la bellezza, o almeno la ricerca della stessa, obliterava il sentimento e l&#8217;intelligenza. Il risultato reale era l&#8217;opposto: gangbang televisive in cui i contendenti competevano a colpi di sopracciglia ad ali di gabbiano e mazzi di rose per conquistare il culo della bella di turno, e viceversa quando l&#8217;oggetto, in senso letterale, era un individuo di sesso maschile attorniato da aggressive pseudofighe in tiro.<br />
Se non ricordo male, come quando si votava per la DC, nessuno ammetteva di seguire questi programmi, adatti casomai a quindicenni pruriginosi. Pian piano è subentrata la curiosità, poi sempre di più, di più, finché al posto delle giudicanti urlatrici il pubblico di ogni età a casa ha preso il sopravvento ed è diventato finalmente arbitro.<br />
Per carità, nessuno invoca una gara tra beghine e nerd compunti. Il problema è un altro. E&#8217; che i talent show, i reality e tutto il carrozzone hanno  percorso sempre una strada identica e all&#8217;orizzonte c&#8217;è sempre stato un solo messaggio. Possono essere cambiati i soggetti, ma il &#8220;mors tua, vita mea&#8221;, l&#8217;approfittare delle circostanze, la voglia di mettere a nudo qualsiasi particolare, anche il più infelice e luttuoso, della propria vita hanno assunto il ruolo di regole del successo.<br />
E il pubblico a casa, che prima fingeva disinteresse e aveva l&#8217;aria sorniona di chi certe scene non le vivrebbe manco morto, è uscito allo scoperto: identificandosi, lottando, votando, spingendo quel tasto per affermarsi. E&#8217; la riscossa del popolino, la dittatura del proletariato che a suo modo ha conquistato il potere e crede di essere rappresentato degnamente da chi è &#8220;come me&#8221;, perché mi stanno dando un&#8217;occasione da sfruttare. E va da sé che, se ce la fanno loro che sono come me, lo posso fare anche io. Se avrò fortuna invece di mettermi a studiare recitazione e fare provini nelle accademie, l&#8217;anno prossimo sarò lì, in tv, davanti a tutti, a combattere per la mia squadra, bianca o blu, verde o gialla, rossa o nera. Se mi dirà proprio bene vincerò San Remo, perché io sono come coloro che mi faranno re e conosco le corde da toccare. Se poi non avrò voglia di fare una sega e di rimboccarmi le maniche, potrò sempre fare un provino in qualche reality, anche se mi porranno domande colte su L&#8217;ondra e il tallone da killer. L&#8217;importante è battere gli altri, primeggiare: vincere. Perché in questo mondo se non vinci chi sei? Se non batti il prossimo, se non lo sputtani un po&#8217;, se non lo freghi, se non trionfi tra le lacrime dopo qualche voltafaccia, che vita di merda fai?<br />
Tutto è pubblico, il privato è un&#8217;arma che può essere usata come ricatto, come propaganda, come pubblicità. Sono finiti i tempi in cui ognuno aveva i suoi valori e se li teneva stretti, in uno stupido contegno, con uno stupido pudore, tramite una stupida dignità. Chi se ne frega, a me importa esserci e per esserci devo spogliarmi, in ogni senso, di fronte a tutti. Bene o male purché se ne parli, tanto per citare qualche aforisma alla portata di chiunque. L&#8217;importante è guardarmi gli affari miei al momento giusto. Al centro ci sono IO, ormai funziona così, ho imparato la lezione e se mi guardo intorno non posso che essere d&#8217;accordo: chi arriva dopo perde, nelle gare come nel quotidiano. Chi arriva dopo sparisce, chi arriva prima ha ragione nonostante i mezzi che adopera.<br />
Un intero sistema è pronto a darmi ragione, a piangere le mie disgrazie, a battermi le mani, a voler stare al posto mio. Noi siamo la nuova razza.<br />
Scommettiamo? Tanto vinco io.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Paolo</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-544</link>
		<dc:creator>Paolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 16:34:46 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-544</guid>
		<description>Capisco la tua lettura e ci sto riflettendo. E le parole sono sempre buche profondissime nelle quali cadere. Mi rendo conto che il titolo stesso del mio post è fuorviante, in quanto giudizio di merito che, ironico, cerca nel corso della riflessione di educarmi/ci a non abusare proprio dei nostri, ahimè naturali, giudizi di merito nei confronti dei modelli culturali e politici propostici dalla struttura imperialista mediatica della nostra nazione. E questo per cercare di meglio capirli e di conseguenza difenderci. Per far questo bisogna necessariamente, a mio avviso, costruire un impianto di carattere interpretativo/cospirativo del quale è importante afferrare i cardini e i motivi del successo.

Insomma, pur mantenendo una buona dose di critica spietata, bisogna tener fermo in mente che “l’ironia si usa solo in caso di emergenza giacché il suo uso prolungato la fa diventare la voce di gente in gabbia che ha finito per amare le proprie sbarre” (Lewis Hyde).  E io so bene di poter annoverare tra coloro i quali non prendono sottogamba o  con distacco culturale tali fenomeni anche la tua persona (ti sto in pratica dicendo che anche tu sei, come me, amante volente o nolente della merda e soprattutto alla disperata ricerca di una sua spiegazione).
Per questo mi pare particolarmente interessante e azzeccato il significato etimologico della grettezza come avidità, voracità, del pubblico nei confronti in questo caso di modelli comportamentali, culturali e sociali preconfezionati ed efficaci nel contesto odierno. E approvo pienamente il tuo “simile va con il simile” se viene fornito al simile ciò a cui io voglio lui/lei si senta simile e che lui/lei non farà fatica ad interpretare come tale.
  
La televisione ed i suoi manipolatori, se davvero esistono (e io temo di si) agiscono sempre e solo nella maniera più lineare e comprensibile per l’utente medio, ovvero per noi tutti. Critica ovviamente fondata nei confronti dei biechi talent show è stata quella di nutrire una fabbrica di speranze palesemente inesistente e fittizia per la nuova generazione. Non è normale che ormai praticamente tutti vogliano fare i cantanti, i ballerini e gli attori visto e considerato che la storia umana solo in minima parte deve ad essi il suo impietoso avanzare e che percentualmente le persone che vivono grazie agli introiti economici di dette attività sono una minoranza davvero esigua. E allora qual è la risposta in merito ad esempio di Maria De Filippi, che eccelle nell’ambito come degna emanazione dell’untuoso marito? I ragazzi della sua scuola (e mi auguro che qualcuno abbia la voglia di scrivere in merito all’evidente delegittimazione del termine…avanti dietrologi…) ora, a fine percorso televisivo, siglano direttamente in studio un contratto lavorativo che li vede inseriti nella categoria nella quale eccellono (sic) e gentilmente offerto da uno sponsor (ma per un anno). Risultato, per l’utente medio Maria De Filippi crea posti di lavoro (e in Italia sono state vinte elezioni con promesse analoghe). 
Noi dobbiamo necessariamente imparare da qui, non per diventare ugualmente abili nell’arte del raggiro, ma per meglio contrastare l’atrocità di una vita dettata da stimoli/risposte di stampo pavloviano. Non solo voti chi dico io, ma voti quando te lo dico io.
 
Rileggendo, mi sembra che le nostre interpretazioni si compenetrino abbastanza e che quindi il nostro armonico dissenso fosse molto più armonioso che dissentente. Ed almeno di questo mi compiaccio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco la tua lettura e ci sto riflettendo. E le parole sono sempre buche profondissime nelle quali cadere. Mi rendo conto che il titolo stesso del mio post è fuorviante, in quanto giudizio di merito che, ironico, cerca nel corso della riflessione di educarmi/ci a non abusare proprio dei nostri, ahimè naturali, giudizi di merito nei confronti dei modelli culturali e politici propostici dalla struttura imperialista mediatica della nostra nazione. E questo per cercare di meglio capirli e di conseguenza difenderci. Per far questo bisogna necessariamente, a mio avviso, costruire un impianto di carattere interpretativo/cospirativo del quale è importante afferrare i cardini e i motivi del successo.</p>
<p>Insomma, pur mantenendo una buona dose di critica spietata, bisogna tener fermo in mente che “l’ironia si usa solo in caso di emergenza giacché il suo uso prolungato la fa diventare la voce di gente in gabbia che ha finito per amare le proprie sbarre” (Lewis Hyde).  E io so bene di poter annoverare tra coloro i quali non prendono sottogamba o  con distacco culturale tali fenomeni anche la tua persona (ti sto in pratica dicendo che anche tu sei, come me, amante volente o nolente della merda e soprattutto alla disperata ricerca di una sua spiegazione).<br />
Per questo mi pare particolarmente interessante e azzeccato il significato etimologico della grettezza come avidità, voracità, del pubblico nei confronti in questo caso di modelli comportamentali, culturali e sociali preconfezionati ed efficaci nel contesto odierno. E approvo pienamente il tuo “simile va con il simile” se viene fornito al simile ciò a cui io voglio lui/lei si senta simile e che lui/lei non farà fatica ad interpretare come tale.</p>
<p>La televisione ed i suoi manipolatori, se davvero esistono (e io temo di si) agiscono sempre e solo nella maniera più lineare e comprensibile per l’utente medio, ovvero per noi tutti. Critica ovviamente fondata nei confronti dei biechi talent show è stata quella di nutrire una fabbrica di speranze palesemente inesistente e fittizia per la nuova generazione. Non è normale che ormai praticamente tutti vogliano fare i cantanti, i ballerini e gli attori visto e considerato che la storia umana solo in minima parte deve ad essi il suo impietoso avanzare e che percentualmente le persone che vivono grazie agli introiti economici di dette attività sono una minoranza davvero esigua. E allora qual è la risposta in merito ad esempio di Maria De Filippi, che eccelle nell’ambito come degna emanazione dell’untuoso marito? I ragazzi della sua scuola (e mi auguro che qualcuno abbia la voglia di scrivere in merito all’evidente delegittimazione del termine…avanti dietrologi…) ora, a fine percorso televisivo, siglano direttamente in studio un contratto lavorativo che li vede inseriti nella categoria nella quale eccellono (sic) e gentilmente offerto da uno sponsor (ma per un anno). Risultato, per l’utente medio Maria De Filippi crea posti di lavoro (e in Italia sono state vinte elezioni con promesse analoghe).<br />
Noi dobbiamo necessariamente imparare da qui, non per diventare ugualmente abili nell’arte del raggiro, ma per meglio contrastare l’atrocità di una vita dettata da stimoli/risposte di stampo pavloviano. Non solo voti chi dico io, ma voti quando te lo dico io.</p>
<p>Rileggendo, mi sembra che le nostre interpretazioni si compenetrino abbastanza e che quindi il nostro armonico dissenso fosse molto più armonioso che dissentente. Ed almeno di questo mi compiaccio.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Saiola</title>
		<link>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-543</link>
		<dc:creator>Saiola</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 13:20:14 +0000</pubDate>
		<guid>http://intersettiva.it/2010/03/11/il-pubblico-a-casa-non-e-stupido/#comment-543</guid>
		<description>Forse quello che porta fuori strada e che ha creato il nostro "armonico dissenso" è la parola stupido.

Ti propongo di sostituire stupido con gretto e vedere quello che succede.

Credo che il "modello Marin/Vitali" (sia che dessimo ad esso un valore strettamente "giornalistico", sia che questo sia "reale") sia coerente con il sistema da te descritto ma questo non significa che il pubblico a casa non sia "gretto".

Mi spiego: il pubblico a casa è gretto nella misura in cui è la contro parte, "programmaticamente gretta e resa gretta", di coloro che "fanno" lo spettacolo e che richiedono un parere su uno spettacolo gretto che affonda le proprie radici nella grettezza di coloro che votano.

In altre parole è nel momento stesso in cui Marin, cioè quello votato da milioni di persone, annuncia di essersi ispirato a Vitali che il nesso gretti-televotanti/gretto-modello emerge in tutta la sua evidenza cristallina. Come dire "il simile va con il simile".

In questo senso condivido la tua lettura della non-stupidità del pubblico a casa e di coloro che fanno lo spettacolo-casting ecc... ma questo, se vuoi, rende il tutto ancor più mostruoso e apocalittico.
Non trovi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse quello che porta fuori strada e che ha creato il nostro &#8220;armonico dissenso&#8221; è la parola stupido.</p>
<p>Ti propongo di sostituire stupido con gretto e vedere quello che succede.</p>
<p>Credo che il &#8220;modello Marin/Vitali&#8221; (sia che dessimo ad esso un valore strettamente &#8220;giornalistico&#8221;, sia che questo sia &#8220;reale&#8221;) sia coerente con il sistema da te descritto ma questo non significa che il pubblico a casa non sia &#8220;gretto&#8221;.</p>
<p>Mi spiego: il pubblico a casa è gretto nella misura in cui è la contro parte, &#8220;programmaticamente gretta e resa gretta&#8221;, di coloro che &#8220;fanno&#8221; lo spettacolo e che richiedono un parere su uno spettacolo gretto che affonda le proprie radici nella grettezza di coloro che votano.</p>
<p>In altre parole è nel momento stesso in cui Marin, cioè quello votato da milioni di persone, annuncia di essersi ispirato a Vitali che il nesso gretti-televotanti/gretto-modello emerge in tutta la sua evidenza cristallina. Come dire &#8220;il simile va con il simile&#8221;.</p>
<p>In questo senso condivido la tua lettura della non-stupidità del pubblico a casa e di coloro che fanno lo spettacolo-casting ecc&#8230; ma questo, se vuoi, rende il tutto ancor più mostruoso e apocalittico.<br />
Non trovi?</p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

